U Ciuraru Ru Campusantu

Scheda Tecnica

Anno di stesura :  2005
Lingua : DIALETTO SICILIANO
Atti : 3
Durata : 100'
Ambientazione : BANCONE DI UN FIORAIO
Personaggi maschili :  3
Personaggi femmili : 0
Depositato S.I.A.E. : SI

Trama

Come mi è stato detto da una bambina deliziosa e intelligente, “Forse sono più grandi i piccoli che i grandi”. E questa commedia parla di personaggi “piccoli”, ma capaci di grande ironia e profondità: un fioraio, un musicista, un becchino, i defunti del cimitero…
I protagonisti di questa storia si muovono attorno alla vita e alla morte, laddove certi vivi sono morti per la società e certi morti sono vivi - nella misura in cui le loro idee camminano sulle nostre gambe. Lo spettacolo inizia mostrandoci due amici: un fioraio che ha la sua baracchetta vicino al cimitero e un violinista che suona ai funerali. Con le sue note, Totò “‘u Toco” è solito accompagnare in paradiso l’anima del defunto che, mentre sale, lo ringrazia e se ne va.
Zu Mimiddu, dal canto suo, parla con i suoi “armaluzzi”, i fiori con cui lavora ogni giorno, ed è capace di conversare con il giudice deceduto, lasciato solo persino dai soldati che prima vegliavano sulla sua tomba.
Laddove il violinista ama il suo lavoro e sarebbe disposto a farlo per tutti, ricchi o poveri, il becchino Erasmo incarna invece la stolida ricerca del guadagno di chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese: il dolore degli altri, infatti, non è per lui che un’occasione di “miettiri ‘a pignata” - almeno finché la morte non arriva a toccarlo da vicino.
In un film sempre pensato e mai realizzato, Fellini immaginò uno strano violoncellista smarrito di fronte all'idea della morte (giunto lui stesso nell’aldilà o, forse, protagonista di un sogno). Qui c’è invece un violinista smarrito di fronte alla vita: Totò “’u Toco”, detto anche “’u mutàngaro”, custodisce col suo silenzio un terribile segreto che lo riguarda, un oscuro evento del suo passato che ne ha fatto un morto vivente, un reietto della società. Totò riesce ad aprire il suo cuore solo in presenza dell’amico fioraio, che d’altra parte è l’unica ragione che finora lo ha tenuto attaccato alla vita.
I commercianti spinti a denunciare gli usurai, il disagio giovanile, i morti dimenticati dai loro cari, il divario fra la legge e la giustizia … Sono tutti temi che fanno di questa un’opera piena di verità. E la verità è fatta di considerazioni semplici, di fatti che stanno sotto gli occhi di tutti. Fra tragedia e commedia, fra dramma e giallo, quale sarà nel frattempo l’esito della vicenda del violinista? Dobbiamo rispondere con quello che per il senso comune è un paradosso, ma dal punto di vista di un artista è la risposta più prevedibile, ovvero l’unica. L’epilogo della storia non è di Anna Mauro: come accade unicamente nelle opere realmente ispirate, nelle quali il creatore diventa un semplice tramite delle istanze dei personaggi, l’Autrice ha dovuto arrendersi al destino dei protagonisti, che hanno travalicato la sua volontà fino alle estreme conseguenze e sono diventati i soli artefici del loro destino scenico. (Simonetta Genova)